La recinzione c’è, il sottopassaggio è formalmente chiuso, ma nella realtà sembra bastare poco per trasformarlo in uno spazio senza regole.
Succede in viale Crucioli, a Teramo. Un uomo e una donna si incontrano al bar, si scambiano un cenno e poco dopo lei supera la recinzione del sottopassaggio interdetto, raggiungendo una seconda sala ipogea. L’uomo la segue e i due consumano lì un incontro sessuale.
Passano pochi minuti e la scena cambia. Un altro uomo termina la sua bibita, supera a sua volta la recinzione e utilizza l’area come un orinatoio, rivolto verso i giardini Marcozzi.
Dalla prostituzione alla "prostat-azione" il passo è breve.
Due episodi ravvicinati che raccontano molto più di una semplice questione di maleducazione.
Il problema riguarda infatti anche la sicurezza e la gestione complessiva della zona. I semafori di viale Crucioli risultano spenti e torna inevitabilmente la domanda sul motivo per cui il passaggio sotto il traffico continui a restare chiuso, mentre l’accesso agli spazi interdetti appare così semplice.
Il risultato è un’immagine tutt’altro che decorosa per una zona che dovrebbe rappresentare uno dei biglietti da visita della città.
Recinzioni facilmente superabili, ambienti ipogei utilizzati impropriamente, cattivi odori e assenza di controllo finiscono per restituire la sensazione di un luogo abbandonato a se stesso.
Il punto, allora, non è soltanto chi entra o cosa accade dietro quelle barriere. Il vero interrogativo riguarda chi dovrebbe impedire che un’area pubblica, nel cuore di Teramo, continui a essere percepita come uno spazio dove tutto è possibile e dove il degrado sembra essere diventato parte dell’arredo urbano.
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