Bastano poche ore dopo il tramonto o l'alba per cambiare volto alla nuova autostazione di Teramo. Quello che durante il giorno dovrebbe essere uno spazio ordinato, funzionale e dedicato ai viaggiatori, con l’arrivo della sera rischia di trasformarsi ancora una volta in un rifugio notturno improvvisato.
Le temperature stanno scendendo e alcune persone senza una sistemazione trovano riparo all’interno della struttura. Una situazione che impone due domande, entrambe necessarie: dove sono le risposte sociali per chi non ha un posto in cui trascorrere la notte? Chi garantisce, allo stesso tempo, che l’autostazione possa svolgere la funzione per la quale è stata realizzata?
Il contrasto è evidente.
Da una parte c’è un bar pulito, ordinato, ( ottimi il caffè e i cornetti) con personale sempre disponibile, gentile e capace di fornire informazioni a chi arriva e parte da Teramo. Accanto, un’edicola che negli anni è diventata quasi un’oasi al fronte: un punto di lettura e di riferimento che continua a rappresentare quella normalità fatta di servizi, attenzione e decoro.
Bar ed edicola finiscono così per essere la vera cartolina dell’autostazione e, in qualche modo, anche del capoluogo.
Poi c’è la sala d’attesa.
Con l’arrivo del temperature notturne più fresche sembra tornare progressivamente alla vecchia funzione impropria di ricovero notturno, con inevitabili conseguenze sulla fruibilità degli spazi da parte dei passeggeri.
Il problema, però, non può essere scaricato sulle persone più fragili. Una stazione degli autobus non può sostituire un centro di accoglienza, così come chi non ha un tetto non può essere semplicemente spostato da un luogo all’altro senza una soluzione.
Serve capire chi abbia la responsabilità della vigilanza della struttura, quali controlli siano previsti nelle ore serali e notturne e soprattutto quale rete di assistenza venga attivata quando una persona cerca riparo dal freddo.
Il punto, dunque, non è soltanto chi dorme nella sala d’attesa. Il punto è perché quella sala continui ad essere utilizzata come risposta all’emergenza sociale.
Finché nessuno chiarirà chi deve vigilare, chi deve intervenire e dove dovrebbero essere accolte queste persone, la nuova autostazione continuerà a raccontare una contraddizione tutta teramana: una struttura rinnovata, con problemi che sembrano non esserlo mai stati.
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