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Teramo, quando il gioco divora una famiglia: venduta anche la bici del figlio

di Giancarlo Falconi
4 minuti

La lettera di un ragazzo di 14 anni racconta una dipendenza che non brucia soltanto denaro. Dietro la ludopatia possono arrivare debiti, menzogne, prestiti disperati e il rischio di finire nelle mani della malavita.
 

Una bicicletta elettrica regalata per la Comunione. Un ragazzo che la usava per andare a scuola. Un padre che, secondo il racconto arrivato in redazione, l’avrebbe venduta per trovare altro denaro da spendere alle macchinette e nei Gratta e Vinci.
La ludopatia può essere raccontata con numeri, percentuali e statistiche. Poi arrivano storie come questa e ogni cifra diventa improvvisamente insufficiente.
Nella prima domenica di ottobre ci ha scritto un ragazzo di appena 14 anni. Racconta la disperazione vissuta dentro casa e confessa un sentimento terribile da portare alla sua età: dice di sentirsi in colpa perché odia suo padre per quello che il gioco avrebbe provocato nella loro famiglia.
Non è la prima volta che a Teramo emergono episodi capaci di mostrare fino a che punto possa arrivare una dipendenza.
Qualche tempo fa avevamo raccontato il caso di una donna che si era presentata in una tabaccheria con delle vecchie lenzuola del corredo, cercando di barattarle per avere in cambio qualche Gratta e Vinci.
Il commerciante aveva rifiutato.
Poco dopo, però, la donna era tornata con dei soldi e, nel ricordo di chi l’aveva vista, con una profonda tristezza negli occhi.
Una testimonianza che raccontava anche una frase ripetuta continuamente da chi non riesce più a fermarsi: «Un altro e poi basta».
Poi arriva un altro biglietto. Poi un’altra giocata. Poi un’altra ancora.
Il problema è che la ludopatia non finisce quando finisce il denaro nel portafoglio.
Quando i risparmi vengono divorati, possono cominciare i prestiti. Prima quelli chiesti ad amici e parenti, poi il ricorso a finanziamenti, anticipi, vendite di oggetti di casa e qualsiasi altra possibilità per recuperare liquidità.
Nei casi più gravi, la necessità ossessiva di continuare a giocare può spingere una persona a cercare denaro fuori dai circuiti regolari. È qui che il dramma può diventare ancora più pericoloso.
Debiti che si accumulano, soldi presi in prestito senza poterli restituire, interessi sempre più pesanti. Il rischio è quello di entrare in contatto con ambienti criminali, usurai o persone pronte a sfruttare la disperazione di chi ormai non riesce più a ragionare in termini di guadagno e perdita.
La ludopatia, quindi, non distrugge soltanto un conto corrente.
Può aprire una porta verso ricatti, paura, isolamento e illegalità.
Resta poi una contraddizione difficile da ignorare. Da una parte si combatte la dipendenza dal gioco, dall’altra il gioco è disponibile ovunque e le vincite continuano ad avere una visibilità enormemente superiore rispetto alle vite rovinate dalle perdite.
In Abruzzo il fenomeno presenta livelli di consumo e di spesa importanti. Negli appunti raccolti si parla di circa 40 mila persone a rischio dipendenza su una popolazione di quasi 1,3 milioni di abitanti. Preoccupa anche l’abbassamento dell’età di chi si avvicina alle scommesse e ai giochi d’azzardo, con la presenza anche di minorenni.
Ammettere il problema resta il primo passo.
Chi sente di non riuscire più a controllare il gioco può rivolgersi ai SerD presenti nelle ASL territoriali, dove sono previsti percorsi di accoglienza, valutazione e sostegno. Esiste anche il Telefono Verde Nazionale per le problematiche legate al gioco d’azzardo, al numero 800 55 88 22, oltre ai gruppi di auto-mutuo-aiuto come i Giocatori Anonimi.
Il punto, però, è intervenire prima che non resti più nulla da vendere.
Prima delle lenzuola.
Prima della bicicletta di un figlio.
Prima dei debiti.
Prima che qualcuno, pur di continuare a giocare, finisca per consegnare la propria vita nelle mani di chi sulla disperazione degli altri costruisce affari, paura e criminalità.

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