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Teramo, salvata da un meningioma e dal coma: «Grazie alla Neurochirurgia del Mazzini, mi avete restituito la vita»

di Giancarlo Falconi
2 minuti

Una storia di paura, speranza e gratitudine. Una di quelle testimonianze che raccontano il volto umano della sanità, quello di chi ogni giorno lavora per salvare vite e accompagnare i pazienti nei momenti più difficili.
A scriverla è una donna di 42 anni, che ha voluto ringraziare pubblicamente il reparto di Neurochirurgia dell'ospedale Mazzini di Teramo e, in particolare, il dottor Corrado Lucantoni.
La donna racconta di aver scoperto improvvisamente, nella mattinata del 5 settembre 2026, di avere un meningioma. Una situazione drammatica, precipitata rapidamente fino alla perdita dei sensi e al coma.
 

Ricoverata al Mazzini, Giovanna è stata sottoposta a un intervento chirurgico d'urgenza dal neurochirurgo Corrado Lucantoni, al quale oggi attribuisce il merito di averle restituito una seconda possibilità.
«Per me è stato come un angelo che mi ha ridonato di nuovo la vita», scrive nella sua lettera.
 

Il ringraziamento, però, non si ferma al medico che l'ha operata. Giovanna rivolge parole di profonda riconoscenza a tutto il personale del reparto di Neurochirurgia, sottolineando non soltanto la professionalità, ma soprattutto l'umanità dimostrata durante il ricovero.
 

Un sorriso, una parola di conforto, la capacità di rassicurare una paziente nei momenti di maggiore ansia. Piccoli gesti che, per chi affronta una malattia così delicata, possono avere un valore enorme.
 

«Fin dal primo giorno sono stati professionali, ma allo stesso tempo attenti al minimo dettaglio, pronti a offrirmi un sorriso e parole di conforto», racconta.
 

Una testimonianza che merita di essere condivisa perché, accanto alle tante criticità della sanità pubblica, esistono anche storie di competenza, dedizione e sensibilità che meritano spazio.
 

La lettera di Giovanna è molto più di un semplice ringraziamento. È il riconoscimento del lavoro di un'intera équipe sanitaria e ricorda quanto, dietro ogni camice, siano importanti anche la disponibilità e il rapporto umano con i pazienti.
 

Perché salvare una vita significa anche aiutare una persona a ritrovare la fiducia, la serenità e il coraggio di ricominciare.

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