Salta al contenuto principale

Attenzione: Il Centro Oli di Ortona è tuttora vivo e vegeto

di Enzo Di Salvatore
5 minuti

Nel novembre dello scorso anno il Consiglio comunale di Ortona ha approvato il progetto di piano regolatore generale; appena tre giorni fa ha deliberato la “presa d’atto dell’adeguamento degli elaborati tecnici e grafici” relativi a quel progetto.
A leggere le carte, si apprende che parte di “Contrada Feudo” è classificata come zona industriale (D1), non più come zona agricola. Tanto è bastato perché si riaccendesse la protesta.
Una protesta in sé legittima, ma che, nei termini posti, non mi pare colga nel segno. Cerco di spiegarne il perché.
Nel 1996 l’Eni ottiene il permesso di cercare idrocarburi in Abruzzo per una superficie di 179 kmq. A seguito della ricerca effettuata, la società petrolifera trova quel che cerca e decide di chiedere la concessione a coltivare idrocarburi. Non solo: accarezza l’idea di costruire persino un Centro Oli.
Un’idea, questa, ambiziosa e che ha speranza di trovare realizzazione solo a patto che venga condivisa dalla comunità locale. Per questo, forse, l’Eni ritiene opportuno incontrare alcuni politici abruzzesi presso il ministero delle attività produttive e di esporre loro il progetto. È l’11 settembre del 2001.
Il 21 dicembre successivo, il Parlamento vara la c.d. “legge obiettivo” (legge n. 443 del 2001) e autorizza il Governo ad individuare, attraverso l’approvazione di un programma, “le infrastrutture pubbliche e private e gli insediamenti produttivi strategici e di preminente interesse nazionale da realizzare per la modernizzazione e lo sviluppo del Paese”.
Quindi, lo delega ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge, “uno o più decreti legislativi volti a definire un quadro normativo finalizzato alla celere realizzazione delle infrastrutture e degli insediamenti individuati”. Lo stesso giorno, però (dunque sulla base di una legge non ancora in vigore”), il CIPE adotta il “I Programma delle infrastrutture strategiche”, il quale reca nel suo seno un elenco di opere da realizzare. Tra queste figura espressamente il Centro Oli di Ortona.
Il 19 aprile del 2002, l’Eni ottiene dal Ministero la concessione a coltivare idrocarburi, mentre il 20 agosto successivo il Governo vara finalmente il suo decreto legislativo (n. 190 del 2002). Nel decreto si stabilisce che l’approvazione di progetti preliminari delle opere da parte del CIPE deve darsi a maggioranza assoluta, con il consenso del Presidente della Regione e sentiti i comuni interessati; e che essa comporta “l’automatica variazione degli strumenti urbanistici vigenti ed adottati” (art. 3 comma 7).
L’approvazione definitiva dei progetti – si dice ancora nell’atto normativo – costituisce “dichiarazione di pubblica utilità” (art. 13, comma 5) e gli enti locali interessati devono provvedere “all’adeguamento definitivo degli elaborati urbanistici di competenza” (art. 14, comma 5).
Il 5 gennaio del 2005, l’Eni chiede al Ministero una variazione del programma dei lavori; il 19 aprile successivo il Ministero approva la modifica. Cosa prevede tale programma? La costruzione del Centro Oli.
Come si vede, l’autorizzazione all’insediamento dell’impianto è successiva all’entrata in vigore del decreto legislativo del Governo. Ragion per cui, averne approvata la realizzazione equivale anche ad aver modificato il piano regolatore del Comune.
Il Comune di Ortona non può, dunque, che prenderne atto. Almeno per una volta, visto che in passato ha senz’altro sciupato l’occasione di assumere una diversa posizione politica: che bisogno c’era di accordare all’Eni il permesso di costruire (4 ottobre 2007), visto che il decreto del Governo espressamente stabiliva che “l’approvazione del progetto definitivo” da parte del CIPE “sostituisce ogni altra autorizzazione, approvazione e parere comunque denominato e consente la realizzazione e, per gli insediamenti produttivi strategici, l’esercizio di tutte le opere, prestazioni e attività previste nel progetto approvato”?
Se l’Eni lo ha chiesto, è stato, forse, solo per ragioni di opportunità; se il Comune di Ortona lo ha accordato, è stato, forse, solo per ragioni di convenienza, in modo da ottenere, attraverso la stipula di una apposita convenzione con l’Eni, tutta una serie di prebende.
Il significato che si ricava oggi dal piano regolatore di Ortona è, dunque, un altro. Il quotidiano online “PrimaDaNoi” ha scritto: “torna lo spettro del Centro Oli”. A mio avviso, questo spettro non è mai andato via.
Se quel progetto non ha trovato finora realizzazione è per ben altre ragioni, non già perché mancava una delibera del Consiglio comunale di Ortona. Basterebbe leggere l'ultimo numero del Bollettino ufficiale degli idrocarburi per capire come stanno effettivamente le cose: alla concessione “Miglianico” per il momento nessuno vi ha rinunciato. E questo vuol dire che il Centro Oli di Ortona è tuttora vivo e vegeto.


 

Commenta

CAPTCHA

Commenti

Se vogliamo uccidere l'abruzzo e gli abruzzesi ,è la strada giusta,m questo io non lo voglio come non lo vuole centinaia di migliaia di cittadini,è una cosa criminale i nostri politici dovrebbero essere acusati di crimine verso l'umanità,si deve avere una visione ottusa, per non capire che l'energia del petrolio oltre ad essere dannosa è superata, con quello che si spenderebbe per un centro di raffinazione,si darebbero incentivi per energia solare ,forse tre anni fà non siamo stati abbastanza chiari ,ad opporci ,ma ora dobbiamo mettere tutte le nostre forze e dire qui non si passa, siamo cittadini sovrani e non sudditi,ma lo dobbiamo dimostrare,mettiamo fine una volta per tutte,a questo cancro che aleggia sulle nostre teste, dando un futuro a noi e alle nuove generazioni di un ambiente sano e prospero,io sono pronto a mettere tutto me stesso a tale scopo,sicuro che molti altri lo faranno.