Salta al contenuto principale

Siamo Donne...

di I due Punti
3 minuti

Piccole sfere di un giallo intenso e luminescente per ricordare la vitalità delle donne, un profumo intenso come quello della Mimosa, per annusare ancora una volta la bellezza dell’animo femminile.
Era il 1908: un gruppo di operaie di un’ industria tessile di New York scioperava come forma di protesta contro le terribili condizioni in cui si trovavano a lavorare. Lo sciopero proseguì per diverse giornate, ma fu proprio l'8 Marzo di quello stesso anno che la proprietà dell'azienda bloccò le uscite della fabbrica, impedendo alle operaie di uscire dalla stessa.
L’ignoranza, la violenza, la discriminazione sul lavoro, un incendio, le porte d’uscita dell’opificio volutamente bloccate : 129 operaie, tra cui anche delle italiane, morirono tra le fiamme. Morirono per un nobile scopo, morirono per cercare di migliorare la qualità del lavoro. 
I loro sogni, quel giorno, si spensero insieme alle loro vite. Ma non invano, direi.
Da Rosa Luxemburg in poi, l’8 di Marzo ha assunto un valore simbolico importante tra le pagine della storia: una pagina che porta il nome di ben 129 operaie, che ricorda l’Istituzione della prima Giornata Mondiale della Donna, una pagina della storia che solo nel 1946, in un’Italia ormai libera dal nazi-fascismo, propone l’8 Marzo quale giornata per il riconoscimento dei diritti economici, sociali e politici delle donne. Simbolo dell’evento il meraviglioso fiore della Mimosa.
Una ricorrenza, dunque, che ci invita al ricordo, non di certo al festeggiamento sfrenato di quella tradizione discutibile che oggi prende vita nelle manifestazioni goderecce e goliardiche degli ultimi anni.
Se siamo davvero donne, infatti, ricordiamoci di festeggiare e “trasgredire” veramente, con costanza: continuiamo a lavorare con la passione che tutti i giorni impegniamo, confermiamo le nostre opinioni quando ci sembra giusto ed opportuno farlo, difendiamo i principi ed i diritti che ci rappresentano a livello socio-politico, usciamo con le nostre amiche quando ci va e non quando una ricorrenza ci ricorda che forse è il caso di tornarlo a fare. Trasgrediamo, riconfermando anche la nostra reale femminilità: evitiamo spogliarelli da carne al macello, fuggiamo giochi lussuriosi dalle imbarazzanti e ridicole scene da cine-panettoni. Piuttosto cerchiamo la vera trasgressione nella conferma di ciò che abbiamo scelto: facciamo l’amore con il nostro compagno, trasgrediamo riconfermando il desiderio di stare accanto a chi ogni giorno possiamo sussurrare: “Ti ho scelto e ti scelgo ancora perché è davvero questo che voglio”. Volere ed ottenere ciò che si è scelto, questa è la vera trasgressione, la vera emancipazione.
Nel gioco straordinario che la vita ci regala e nel mio personale modo di vivere e sentire le cose di questa vita terrena, confesso che una Festa della Donna non dovrebbe neppure esistere per ricordarmi di essere  tale. Ma se proprio la devo vivere sotto la veste della ricorrenza, allora voglio festeggiarla NON facendo altro che quello che faccio ogni giorno e che consiste perfettamente in ciò che ho appena elencato .
Auguri.

Alessandra Angelucci
 

Commenta

CAPTCHA

Commenti

Alessandra grazie per queste tue parole, spero che molti, donne ed uomini, riflettano su di esse.
"La donna uscì dalla costola dell’uomo, non dai piedi per essere calpestata, non dalla testa per essere superiore, ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, e accanto al cuore per essere amata…" (dicono che sia di Shakespeare) Auguri a tutte, oggi e sempre.... Liviana!
Cara Alessandra, la Festa Internazionale della Donna non è La Festa Internazionale della Donna Occidentale Emancipata e Realizzata e non esiste per ricordarci di essere tali. Per tante, troppe donne al mondo (anche qui in Italia) "trasgredire", anche nel senso che lei intende, vuol dire rischiare la vita: io credo che oggi abbiamo tutti gli strumenti per permetterci degli orizzonti un po' più ampi e per rivendicare anche i diritti di chi non ha voce, perciò da una donna che pubblica ciò che scrive mi aspetto non solo un mero e narcisistico esercizio della propria abilità, ma anche uno sguardo un po' più in profondità e un tono meno cattedratico. Il suo è un articolo rivolto alle donne che possono lavorare perché un lavoro ce l'hanno, che possono amare un compagno perché un compagno ce l'hanno, che possono ribadire delle scelte perché hanno avuto il privilegio di poterle fare: dal mio punto di vista è molto miope, poco realistico e per niente incisivo, non pone alcun accento sugli effettivi problemi delle donne di oggi, ma si risolve in una semplice critica sul modo di festeggiare una giornata che secondo lei dovrebbe solo "invitare al ricordo": sembra un'omelia... "Volere ed ottenere ciò che si è scelto" è la vera emancipazione? Io non so quanti Baci Perugina lei scarti durante il giorno, ma credo le abbiano dato una visione un tantino distorta della realtà. Mi dissocio con decisione da questa immagine di donna elitaria e individualista e mi sento molto delusa dal constatare ancora una volta che le donne che hanno la possibilità, la libertà e gli strumenti culturali per esprimersi non lo fanno anche a nome di chi non ne ha. Ben venga quindi l'8 marzo come festa di aggregazione, scambio, confronto, manifestazione, augurandoci che sia un'occasione per guardarsi intorno e non tenere, almeno per un giorno, lo sguardo fisso sul proprio ombelico... perché, a quanto pare, la strada da percorrere è ancora molto lunga.
In un paese a forte condizionamento cattolico, anche il fatto che la prima donna (Eva) "esca" da una costola dell'uomo (Adamo), e non l'uomo dalla porta naturale in dotazione della donna, ha contribuito al formarsi di una convinzione-condizione di subordinazione e di inferiorità psicologica della femmina, oltre quella fisica già esistente, nei confronti del maschio. Un racconto strumentale portato avanti con ostinazione dalla chiesa che continua a reputare la donna, per giudizio divino, non all'altezza nemmeno di dire una messa, figuriamoci di diventare una papa, perchè "Dio è maschio e ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza" e solo chi ha il pisello fra le gambe può rappresentarlo nella vita terrena. L'opportunismo dell'uomo è stato stimolato e favorito ulteriormente da queste fantasie di comodo, che hanno facilitato il radicarsi di convinzioni demenziali e apparentemente senza senso. Fossi una donna metterei in croce (nel senso di forti proteste) le gerarchie della chiesa per una sceneggiatura e una trama definita "Creazione", che oltre a rappresentare un subdolo alibi per affermare una fantomatica superiorità del "sesso forte" su quello "debole", sono platealmente offensive verso un ipotetico Dio considerato maschilista, quindi corresponsabile di aver causato tanti problemi di discriminazione, di sfruttamento e sofferenze per le donne. Come soluzione di ripiego, la croce, o meglio una x, la metterei direttamente sulla chiesa (non nel senso del campanile).
Quanta retorica, signora Angelucci! Il suo pensiero, oltre a non essere affatto originale, dimostra una visione davvero limitata del mondo femminile. Condivido tutto quanto già detto da Fabrizia Valente e aggiungo che, per non allontanarsi troppo da casa, sarebbe sufficiente dedicare quest'8 marzo a tutte le donne abruzzesi senza lavoro. Che sono tante. Troppe. La lascio alle sue "trasgressioni" e lei mi lasci, per cortesia, questa giornata di festa (le cui origini, peraltro, sono controverse e non dimostrate storicamente corrispondenti alle sue affermazioni iniziali).
Bocci, fai Paura. Io ti sposerei subito. Ma dov'eri finita ? Mi sei mancata.
Altro che vetriolo... Eppure non mi sembra così criptico l'intervento di Alessandra Angelucci. Prima cosa: non ha citato i Baci Perugina. Sono stati immaginati da Fabrizia Valente che probabilmente, ancora reduce da San Valentino, ha iniziato a leggere già con l'idea di ciò che avrebbe voluto rispondere. Magari un'altra chiave di lettura potrebbe essere questa: non occorre trasgredire l'8 marzo per sentirsi donna, è più importante essere sè stesse e sentirsi libere durante tutti gli altri giorni, senza schemi preimpostati come quello di trasgredire in una giornata particolare solo perché culturalmente "permesso" per tornare poi succubi di qualcuno per il resto dell'anno . E sapete bene che molte si trovano in questa condizione. Il termine "trasgredire" virgolettato è stato utilizzato - suppongo - con ironia, in contrapposizione proprio a quella risibile ricerca di trasgressione da parte di tante donne in questo giorno. Lei invece propone di trasgredire: - amando il proprio uomo - confermando le proprie opinioni - difendendo principi e diritti personali - uscendo più spesso con le amiche Sì certo per molte donne sono cose scontate e molto poco originali ma Alessandra ha semplicemente sottolineato che per tante altre non è così, questo non vuol dire che ignori il resto dei problemi come la mancanza di lavoro. E ci mancherebbe che per trattare un argomento si debba prima fare un elenco esaustivo per non offendere qualcuno o si debba per forza scegliere quello più importante. In queste risposte mi avete fatto trovare uno dei tanti stereotipi su di voi: il peggior nemico della donna... è un'altra donna. Alla faccia dell'8 marzo inteso come" festa di aggregazione, scambio, confronto"... eh Fabrizia? Mi sa che io sono più donna di voi. Un saluto.

Bocci sposati l'infedele per un matrimonio duraturo.;) Auguri

Zeta, su una cosa sono perfettamente d'accordo: la rovina delle donne sono altre donne, quelle che dall'alto delle loro posizioni di privilegio non sanno guardarsi intorno e si mettono in cattedra ad insegnare il "come si fa". Intanto l'espressione "sentirsi donna" è quanto di più idiota possa esprimere la lingua italiana, in secondo luogo l'invito a "trasgredire" facendo null'altro che quello che si fa ogni giorno è poco rispettoso nei confronti di quelle donne che per l'8 marzo si organizzano per rendersi visibili all'attenzione del mondo. La signora Angelucci evidentemente non ne ha bisogno, ma forse dovrebbe guardare un po' più in là del proprio naso. Caro Zeta, stia pure comodo e non si preoccupi, ci saranno sempre le Alessandre a compiacere i maschi che in questo giorno ci ritengono "risibili" e che ci invitano a "sentirci libere" anche negli altri giorni... Le dirò una cosa e la metabolizzi bene prima di rivolgersi ancora a me: la mia libertà non è in discussione perché è nella mia testa, non è in discussione perché non prescinde da quella degli altri, non è in discussione perché non si lascia intimidire o scoraggiare da quelli come lei che si cibano di argomenti al trito di retorica. E non ci provi a buttarla su quella che lei, ingenuamente, ritiene un'efficace provocazione: io non mi batto per tutte le donne (che a volte sono le prime a discriminare altre donne), ma solo per quelle che ritengono che sia ancora necessario battersi... e per tutti gli uomini che, diversamente da lei, non sono terrorizzati dallo spettro della parità di genere, ma la affermano con la propria vita. A proposito: complimenti per il coraggio che dimostra nel firmarsi.
@zeta: condivido il tuo intervento e non è che sei "più donna" di noi, sei semplicemente un essere razionale, riflessivo, che cerca di vedere le cose da più angolazioni e senza troppi filtri (per quanto consapevole di certi stereotipi...o stereotipi certi)...quello che tutti, uomini e donne, dovremmo cercare di essere @fattore K: ...ebbasta con la storia del condizionamento cattolico! se nascevi da un'altra parte c'avevi il condizionamento islamico o altro...a questo punto ci sta bene una frase che sembra scritta in quelle cartine che avvolgono i fantastici baci perugina tanto bistrattati: "...state molto attenti a far piangere una donna, che poi Dio conta le sue lacrime! La donna è uscita dalla costola dell'uomo, non dai piedi perché dovesse essere pestata, né dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale.... un po' più in basso del braccio per essere protetta e dal lato del cuore per essere amata...." (pare sia riportato sul Talmud ebreo, libro in cui vengono raccolti i detti dei rabbini)
Vorrei prima chiarire che fin quando non ci sarà una procedura di login che garantisca solo a me l'utilizzo del mio nome, mi firmerò come meglio credo. D'altro canto nel mondo in cui sono abituato a vivere non c'è bisogno di documenti per valutare un punto di vista diverso dal mio. L'unica cosa che credo di aver metabolizzato a sufficienza è che tu, Fabrizia, l'hai presa sul personale. Non era in discussione la TUA libertà o il TUO modo di agire, nè in quello che ho scritto io nè tanto meno nell'intervento iniziale. Grazie al cielo eri tu che scrivevi circa lo sguardo fisso sul proprio ombelico. Se è bastato contraddirti per essere definito come uno che si ciba di retorica immagino non serva a molto continuare questo "scambio/confronto". Non è con il livore che sono abituato a trattare con le persone, men che meno quando mi scagliano addosso le loro lezioni dandomi del Lei. Per fortuna c'è chi ha letto ed ha compreso. Un saluto.
caro Infedele, magari può provare a chiedere la mia mano a mio marito... è possibile gliela conceda in men che non si dica... ;)
Zeta, "mia libertà" era riferito a me e a tutti coloro che hanno la fortuna, come me, di potersi riconoscere nella definizione che ne ho dato: ci sono persone costrette a battersi per libertà elementari e non è certo il mio caso, ma parliamo lingue diverse. Chi l'ha messa sul personale è stato lei citandomi nel suo commento: se avesse espresso semplicemente la sua opinione probabilmente non avrei risposto, ma a quanto pare il mio post le risulta più interessante dell'articolo... Per finire, abitualmente non dò del tu agli sconosciuti. Solo per educazione. Buona serata.
Grazie carissima "una donna" per aver riportato quelle belle frasi che testimoniano la necessità, per chi le ha scritte, di interpretare la nascita della donna dalla "costola" dell'uomo in senso positivo per la prima, rendendosi conto evidentemente di probabili o possibili diverse interpretazioni che possono determinare inconsciamente nelle donne un senso di inferiorità nei confronti del "Dio" uomo. Non è un caso che le donne ebree, in generale, godano di maggiori libertà e considerazioni rispetto alle cattoliche italiane. Se fossi nato in un paese islamico probabilmente avrei ripetuto le stesse cose in difesa delle donne. L'altro fattore importante, come il primo legato alla coscienza, è il fattore K-lava legato alla forza fisica-economica dell'uomo rispetto a quella della donna, ma su questo credo che sarai d'accordo anche tu. Ti saluto.