Teramo: Hanno distrutto piazzetta del Sole
Le foto di Antonio Polidori parlano di un forte dolore. La realtà che supera lo sdegno e la vegogna. La cronaca che ci racconta dei soliti vandali e qualcosa di più basso, più violento, più crudo, più delinquenziale. Il vandalismo che raggiunge l'atto maniacale del disordine fisico e mentale. La vigliaccheria di un gesto coperto dalle tenebre e dalla paura. L'Ass. alla Manutenzione del comune di Teramo, Rudy Di Stefano, dopo una segnalazione giornalistica (Tv Teramo-I Due Punti), aveva provveduto a fare ripulire tutta la zona. Ricordo il suo scetticismo sulla durata dell'intervento. Aveva ragione. Mi rivolgo alle Forze dell'Ordine per la possibilità di installare le telecamere per monitorare altri atti vandalici. La città non si deve arrendere. Non dobbiamo sentirci sconfitti. Dobbiamo denunciare. Si chiama senso civico. Si chiama coraggio. La vita va vissuta in questo modo...ora basta.
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E TANTE LEGNATE AI GENITORI CHE NON HANNO SAPUTO INSEGNARE AI LORO
FIGLI COME CI SI COMPORTA CIVILMENTE.
che senso ha promuovere un concorso internazionale se poi non se ne trae almeno spunto?
e perchè pensare di avere in città solo una piazza (che poi piazza non è...) da martoriare con ogni tipo di manifestazione (e relativi, discutibili "arredi urbani" - fissi o mobili che siano-) quando invece siamo pieni di slarghi, angoli, scorci e, non ultimi, monumenti che trarrebbero vita da un impiego più consapevole?
"da un giardino di mattoni cosa ci si poteva attendere" ?
riportandone altre:
"un giardinetto di cemento armato" - la Villa Comunale
"una piazza-scatola di sardine" - la Piazza Garibaldi
"un viale cimiteriale" - il viale dei "tigli"
"la palma che c'era" - la piazzetta davanti alla fontana dei due leoni
"la strada che finisce sottoterra" - l'accesso a piazza Dante dai "tigli" dove non c'è posto per pedoni biciclette o carrozzine
una cittadina una volta bella e armonica nel suo equilibrio ottocentesco praticamente devastata ... i vandali non esprimono forse anche loro, in un agire disarticolato e disperato, una inconsapevole protesta derivante dal "distacco" ?
(pur sempre vandali restano, ma non dimentichiamoci dei vandali in completino grigio e camicia azzurra, che ne possono fare di danni anche loro...)
Servono lampioni, illuminazione pubblica su tutte quelle zone che rimangono al buio, come piazzetta del sole anche piazza garibaldi!
Infatti, mentre quello scandalo dell'ipogeo è ben illuminato, i bar tutt'intorno sono al buio.
Gia solo rendendo visibile una zona si crea un deterrente.
Poi, magari, eliminare completamente la possibilità di parcheggiare in piazzetta sarebbe un ulteriore rimedio allo sporco.
Infine, secondo me, in accordo con Alessio D'Egidio, prendere a calci in culo ogni cellangulo che vuole fare il duro è estremamente educativo.
Finchè la nostra politica pensa che il benessere comune si valuta dalla pulizia di piazza martiri però...siamo lontani dalla soluzione del problema.
In questi casi non sanno come agire...perchè il sindaco non può fare un'ordinanza sull'educazione!!!
Solo le ordinanze e le opere inutili sa fare il nonstro impiegato del pdl...
Concordo pienamente per l'uso delle telecamere non solo li ma nei punti piu' colpiti da questi imbecilli bastardi dentro senza dignità,( anche perché le forze dell'ordine non possono sostare fissi in piu' zone .Il comune deve aiutare a porre fine una volta per tutte alla distruzione senza senso del bene pubblico aiutati anche dai cittadini visto che qui non credo sia diventato il bronx ,masi è solamente in balia di qualche viziatello che si atteggia a bullo.
Condivido in pieno. L'architettura, a volte crea degrado.
Da "un giardino di mattoni", d'altro canto cosa ci si poteva spettare?
Pier Giorgio
La scena non è comunque nuova, ogni giorno la Piazzetta del Sole è teatro di questi e numerosi altri episodi di inciviltà, nonchè ritrovo da sempre di chi, per i più svariati motivi, vuole isolarsi...
E allora credo che la riflessione dovrebbe cadere anche sul triste esperimento di isolamento urbanistico di uno spazio che, "innalzato" su di un solitario podio di mattoni, diventa uno squallido non-luogo, scollato dal tessuto urbano e sociale, che, nella sua distanza dal contesto, fornisce rifugio e forse alibi ad ogni genere di stupidità.

